La collezione di Archeologia Romana del Museo è costituita dai ritrovamenti archeologici effettuati in cava dagli anni 70 del Novecento.
Tali ritrovamenti sono testimonianza dell’attività di estrazione del marmo nel bacino marmifero di Carrara durante l’epoca romana imperiale (I-III secolo d. C.).

Nei giardini esterni sono conservati i semilavorati in marmo di notevoli dimensioni, quali:

Le caesurae ovvero pareti di cava sulle quali sono sati rinvenuti i segni delle operazioni di taglio al monte.

I capitelli, i fusti e le basi di colonna che venivano già sbozzati in cava, costituiti da esempi di semilavorati in marmo in diversi stadi di lavorazione.

I blocchi riquadrati pronti per essere trasportati a valle tramite la lizzatura (collegamento con video) e poi caricati sui carri coi buoi e condotti al porto di Luna in quanto destinati ad arricchire le più importanti città dell’Impero Romano.

I blocchi riquadrati con iscritte le Notae Lapicidinarum, veri e propri marchi iscritti sul blocco per garantirne una “forma di riconoscimento”.

Nelle sale interne la sezione di Archeologia Romana descrive attraverso piante, modelli e campionari il rapporto del marmo, allora Marmo Lunense, con la città di Luna, fondata nel 177 a. C. e divenuta con la nascita dell’Impero Romano centro di lavorazione e trasporto del marmo che veniva estratto presso le Apuane.
Tra le testimonianze conservate al Museo di particolare rilievo la Statua della Dea Luna rinvenuta presso la Cava di Fossacava e attestante il culto sul territorio della divinità tutelare della città di Luna e dei suoi abitanti.